Zena a toua è cibo ma anche cultura di esso. A tavola ci si siede in compagnia della memoria e dei nostri affetti.  Per questo partiamo con una nuova rubrica che ci potrà anche portare a superare quelli che sono i canoni consueti del modo di affrontare il tema. Lo faremo ospitando una serie di interventi di amici, molto noti, nei vari campi del lavoro e delle professioni. Insomma: “Tavole e…favole.”

Perché il cibo si gusta anche con la mente. 

Nicolò Scialfa

“Basta che sia buono. Mi piace il cibo politicamente scorretto… E ne ho le tasche piene della nouvelle cuisine, dei grandi chef e di tutte le trasmissioni televisive sul cibo. In Italia milioni di persone cucinano molto meglio di Cracco & c., ogni giorno, e non la fanno tanto lunga.”

di Nicolò Scialfa *

 

 

 

 




Nicolò ScialfaPalermo anni Ottanta, mercati, cibo da strada, il fascino di tuffarsi dentro e girovagare senza meta, assaporare odori, divorare colori, macchie umane, ascoltare le voci e i rumori. Un’emozione che oggi non si assapora più.
Perché? Prendiamo la Vucciria immortalata da Guttuso in un bellissimo quadro (una delle prime cause del declino). Un tempo scivolavi sui balatoni bagnati, mangiavi polipo crudo, ti mescolavi al popolo palermitano nelle osterie bevendo birra Forst gelata dalla bottiglia da 66 o un paio di bicchieri di passito.
Nelle giornate più fredde panino con la milza o fave bollite… Oggi questo fascino non esiste più, il mercato è prigioniero di un turismo omologato, apparentemente più pulito, in realtà asettico e furbastro. Certo noi rimpiangiamo anche la giovinezza scomparsa… ma tutto è diverso, meno attraente, meno popolare, meno autentico… più finto.

 

 




 

 

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