Mauro Salucci ormai da tempo ci onora della sua presenza raccontando storie di cibo e di storia. Oggi tocca a lui, per la rubrica “Tavole e favole” narrarci del suo rapporto con il cibo e la memoria. Nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia,  collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . Ultimo è arrivato  “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini.  SALUCCI  SUL WEB

 




Quelli della nostra generazione hanno vissuto una Sampierdarena profondamente diversa dall’attuale. Ricordo il negozio di Tullio, in via Pittaluga, con una mostarda di frutti multicolori esposta dinanzi alla vetrata; non mi è mai più successo di vederne una simile. Tutti i negozi o quasi di alimentari avevano almeno una vasca per lo stoccafisso che all’epoca era un alimento economico. Ricordo andando alla vicina scuola Barabino l’odore ed il vapore della focaccia appena cotta da Gramigna e la bontà, a volte, quando avevo i soldi, delle lingue al cioccolato farcite di panna.
Più raramente le pesche farcite che pur non disdegnavo. Molto è cambiato nel tessuto commerciale della vecchia Sampierdarena. A resistere è ancora Pinto, antico macellaio di carne equina di via Malinverni. Ancora oggi chi entra percepisce la pulizia e l’igiene del commerciante di razza e vede il Pinto seduto vicino al padre in una foto d’epoca.
Che dire poi del sabato. Era una festa dopo il cinema che proiettava due films consecutivi passare da Cascian. Il fumo ed i profumi della sua farinata col forno rigorosamente a legna permeavano tutta via La farinata di CascianBuranello. Speciali anche le sue patatine fritte, mai più assaggiate, artigianali e sottilissime. Quando ci si muoveva, si parlava di “andare a Genova”. Languori di cuore nel rammentare il viavai di via Prè: le decine di negozi con i barili delle olive esposti al passaggio, le musicassette pirata vendute ai lati della strada, i primi impianti Hi Fi oggetti del desiderio. Ricordo con altrettanto rimpianto tutti quegli scagni ora chiusi in Sottoripa. Uno in particolare specializzato in salumi e insaccati emiliani: il fiocchetto, il culatello, la deliziosa pancetta di Piacenza. Infine il pescivendolo di Ponte Reale, ancora operante, l’amico di Giuseppe Verdi a Genova. L’immenso negozio di Cannevello, un labirinto dalle piastrelline di maiolica in cui entravi e dalla scelta presente di gastronomia, non avresti smesso di comprare. È rimasta una insegna bella ma scolorita e senza alcune lettere a testimoniare quel commercio positivo che c’era e non c’è più… prima che la grande distribuzione uccidesse la piccola per decidere selvaggiamente i suoi prezzi.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.