Cari amici, vi riporto un brano dei miei racconti di viaggio per vedere come e cosa si mangia a bordo delle navi da crociera “italiane” (nella fattispecie MSC o Costa) e cosa possiamo trovare della gastronomia genovese. Insomma: mangiare in crociera.
DI RICCARDO REVELLO
Alle 21.15 Andiamo a cena dove apprezziamo carpaccio di polpo, ravioloni di pesce, arrosto e patate in quantità industriale. In effetti cominciamo a notare che alcuni piatti, oltre ad avere una qualità decisamente ottima, hanno una quantità decisamente superiore alla media cui eravamo abituati.
Anche lo stile dei menù da qualche tempo è cambiato. Fino ad un paio di anni fa era rigorosamente suddiviso all’italiana in antipasti, primi, secondi, dolci-formaggio-frutta. Adesso invece le categorie sono ridotte. Si trova un piatto di entrata, una sorta di antipasto, ma più variegata e mediamente più abbondante. Tra le entrée troviamo ad esempio anche un fritto misto di pesce, zuppe, insalate. A seguire un cosiddetto “piatto principale” nel quale vengono elencati pasta, riso, e tutti i “secondi” classici di carne o pesce. A destra, a parte, sono poi riportati frutta, formaggi, gelati e dolci vari. Direi una modifica in stile “continentale”, esterofila, che ha abbandonato la classica ripartizione “made in Italy”.
E le porzioni sono decisamente superiori, forse per compensare il fatto che il commensale sceglie una entrée e un piatto principale e poi, forse, un dolce.
In effetti abbiamo notato che agli altri tavoli, specie non di italiani, le ordinazioni sono tra le più diverse e disparate. Tralasciano gustosissimi primi di pasta o riso, per abbuffarsi di brodose zuppe e insalate, per poi abbuffarsi di pingui secondi piatti di carne o pesce.
Un solo ultimo particolare in questa digressione gastronomica. Da un paio d’anni nella scelta dei tipi di pane che vengono proposti ai ristoranti, fa regolarmente la sua comparsa la “focaccia” simil genovese. Simil per il fatto che normalmente è un po’ troppo spessa, ma il gusto è decisamente buono. E i commensali, di qualunque etnia siano, la scelgono abitualmente. E tutti i camerieri, indonesiani, malgasci, malesi hanno imparato il termine “focaccia” e lo capiscono al volo. Magari trovano difficoltà a capire “pane nero” o “integrale”, acqua frizzante, ma la focaccia è universale.



Nelle crociere nel mediterraneo, passando dalla Spagna ci è sempre capitato di trovare tra i dolci il “leche frita” (latte fritto). Preso dalla curiosità, la prima volta l’ho ordinato. Delusione immensa. Mi è arrivato una enorme polpetta con poco giusto, poco o niente limone, vaniglina quasi assente, gusto e consistenza improponibili. Ho apprezzato che lo chiamassero in spagnolo (forse in catalano, vista la zona), perché non deve assolutamente confondersi con il latte fritto genovese. Volevo andare in cucina e spiegargli come si fa, ma ho preferito soprassedere.
A questo punto chiederete “E il pesto, lo propongono il pesto?” Allora le foglioline di basilico le mettono dappertutto, ci sono anche molte salsine di colore verde, ma fatte con verdure di ogni tipo. Il pesto, per quanto lo ricerchiamo attentamente, non compare mai. Diamo tempo al tempo e prima o poi arriverà. Forse è il problema dell’aglio che rende perplessi gli chef indiani o malesi che stanno popolando le cucine delle navi da crociera “Italiane”. Il capo è sempre rigorosamente di Napoli (ad esempio la pizza sulle navi è ottima, anche se la fanno gli indonesiani), ma gli aiutanti vengono da ogni parte del mondo, come i passeggeri e allora ci si deve adeguare.




Comunque abbiamo fiducia. Alcuni anni fa, all’aeroporto di Dubai, nel prendere un volo di ritorno dopo una crociera di trasferimento da Venezia, presento il passaporto per l’imbarco. L’addetto lo prende, esamina, rileva la mia città di residenza e restituendomi il documento con un largo sorriso dice: “Genova, pesto, buooonooo!” Non so se sapesse altre parole di italiano, ma tanto mi basta.

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