Jorg GiubbaniLa notizia è di quelle che fanno “notizia”: Jorg Giubbani, lascia il Capocotta e la sua Sestri Levante e si trasferisce a Milano. Il “pazzo furioso che cucina”, come si definisce sul suo profilo Facebook, lo ha fatto come si usa di questi tempi: con un messaggio social molto partecipato. “Giubba” non ha deluso neppure questa volta e le sue sono state parole di miele venate di tristezza, da una parte, e di entusiasmo, sull’altro versante, per la nuova avventura che parte.
Anzi, è già partita perché il ventiseienne enfant prodige del Levante genovese ha spento i fornelli il 5 di novembre e li ha riaccesi il giorno dopo in “Zona Chiaravalle a Milano, vicino alla famosa abbazia” ci ha detto dopo che lo abbiamo raggiunto non appena il suo post aveva incamerato i primi like convinti.
E dopo il pollice all’insù tanto caro a Zuckerberg, arrivano  i primi commenti: c’è chi si dice pronto alla “macchinata “ milanese, chi ritene che sia necessario “un pulmino”. Gli auguri, non di rito, si sprecano tra i followers dello chef levantino.
Ho lasciato Capocotta in modo fraterno e consensuale, come ho scritto nel post di addio – ci tiene a ribadire subito Jorg Giubbani – Resteremo sempre in contatto e ci sarà certamente spazio per qualche evento nella mia Sestri a cui tengo molto e vorrei che fosse sempre agli onori della cronaca in modo positivo. La mente deve sempre essere aperta nel nostro mestiere: i veri professionisti si comportano così”
Si parte con questa nuova avventura a Chiaravalle, proprio vicino all’abbazia millenaria. Non dico il nome perchè con il mio arrivo cambierà anche questo – si scioglie nel dire Giubbani.

 

“Milano chiama Sestri, per una volta le parti s’invertono. Ma c’è anche un po’ di critica in questo -aggiunge- perchè eravamo rinati con un bel gruppi di giovani, anche a Genova: ma la mentalità, dalle nostre parti, è quello che è.”

 




 

Jorg Giubbani, come vive questi primi giorni da “milanese”?
“ Sono felice per questa nuova avventura perché avrò una cucina ben fornita, grande e molto ben attrezzata con una brigata di cucina composta da sei persone. Ci sono davvero le basi per arrivare agli obiettivi che ci siamo preposti. Ma una cosa resta fondamentale: l’umiltà. Il senso di svolgere le proprie mansioni senza sbandierare nulla ma con amore e con passione.”
Tanta gioia ma anche un po’ di amarezza: si percepisce.
“ E’ vero: amarezza per la Liguria di sicuro. Sestri, in questi due anni, ha risposto positivamente. Non credevo che un tipo di cucina con prodotti come lumache, cervo, agrumi giapponesi e marinature orientali potessero attirare tanto interesse a Sestri Levante e non solo. Sono fiero di questo e di chi mi ha seguito fino in fondo.”
Va bene: ma l’amarezza?
“ Sì, c’è: inutile negarlo. La questione è che la Liguria dovrebbe sfruttare quello che ha in una maniera più corretta. Ci sono 12 mesi nell’anno e il calendario non va da aprile ad ottobre… Dovremmo svegliarci e imparare ad utilizzare gli altri mesi . Iniziative, fiere e altro: parlo del mio settore.”
La rivedranno nella sua Sestri?
“Certamente. Mi farà piacere tornare: la reputo una cosa fondamentale. A Sestri ci sono nato, sono andato via, sono tornato. Nonostante la mia giovane età pezzi importanti di carriera e di vita guardano a questo mare. Ci voglio tornare nel mio tempo libero e non solo: anche per organizzare eventi e collaborazioni.

 




Tornare al “Capocotta per una serata, eventi a quattro mani con colleghi che stimo molto. L’ho detto e lo ribadisco: il rapporto è ottimo e non ci sarebbe motivo per non tornare.”
Quindi già operativo a Chiaravalle?
Sì, anche se non con il mio menu perché siamo in fase di cambio e ci vorrà ancora un po’ di tempo.”
Le prime impressioni sul nuovo locale?
Siamo un po’ fuori mano, Chiaravalle non è il centro di Milano: è chiaro. Ma partiremo con la giusta politica di eventi, favorita dal fatto che abbiamo sponsor importanti che ci apprezzano. Cercheremo da subito di attirare il giusto target di clienti.”
L’instancabile Jorg Giubbani?
“Beh, un po’…Come ho scritto nel mio post di commiato “Giubba non si ferma mai e se si ferma non è contento.”

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