Alberto Podestà designer , art director, autore. Ha disegnato per importanti industrie e abili artigiani. Le sue realizzazioni sono vendute e esposte in ogni angolo del mondo. Appassionato di arte, di ambiente e di storie. Naturalmente ottima forchetta!

Ogni epoca e ogni movimento artistico hanno dato impulso agli aspetti del vissuto, interessando svariati campi.
Dalle Arti Nobili a quelle applicate interessando usi e costumi, quali appunto l’abbigliamento, le acconciature arrivando al cibo tanto da farne un culto. Alcuni di questi stili assecondavano la tradizione altri più recenti arrivarono addirittura a rompere con il passato cercando di imporre presuntuosamente stili di vita.
Il Futurismo è stato l’esempio più eclatante con pregi ma altrettanti difetti.
Un destino paragonabile alla recente cucina molecolare e forse nel rigore a quelle “neo igieniste” prima fra tutte quella vegana.
Se l’astrattismo esasperato nelle pitture poteva fare proselitismo, così non fu nel “mangiare” dove le loro ricette suonavano più come imposizioni che suggerimenti.
Per gli stessi ideatori il cibarsi era un’esigenza primordiale, tanto da ricercare più altri sensi dalla tavola che non il gusto, alle volte con eccessi quasi bizzarri, quali ad esempio l’uso di ventilatori per diffondere di più i profumi.
Acerrimi nemici della pasta asciutta, dovettero però fare i conti con i loro seguaci liguri che trovarono compromessi per la “salsa smeralda” facendo passare le trenette al pesto avvantaggiate come un piatto ideale.
Personalmente pur ammirando molto del fenomeno futurista, temo che se fosse passata quella linea avrei fatto delle gran diete!
Al contrario ho grande considerazione per l’apporto che molti artisti dell’epoca diedero al confezionamento dei preparati alla loro presentazione quasi maniacale, quello che oggi è da tutti conosciuto come l’impiattamento.

 

Ma il meglio di sé il futurismo lo diede nella creazione di loghi, marchi e packaging, alcuni dei quali divenuti nel tempo icone degli stessi prodotti e del design. Una su tutti l’inconfondibile bottiglietta disegnata da Fortunato Depero per il Bitter della Campari, da allora sempre la stessa.
Infine mi congedo regalandovi una ricetta quella delle “Uova divorziate” l’originale del proprietario del Santopalato.
Dividere a metà alcune uova estraendone intatti i rossi.
Disporre i rossi sopra una poltiglia di patate e i bianchi sopra una poltiglia di carote.
Buon appetito!




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