San Cipriano, in Valpolcevera, dal punto di vista gastronomico è sempre stato conosciuto per via dell’antico ristorante “Ferrando”. Un autentico must tra i cultori del fungo e della tradizione di qualità. Poi, come spesso accade, i ristoranti lasciano qualcosa di sé per strada con il trascorrere del tempo. 

 

 Da non molto tempo, nei locali dello storico ritrovo di buongustai, ha trovato posto un interessante esperimento  di “vino e cucina in collina” Si chiama “Doi Taggien” e sembra promettere davvero bene. 

 

 




La struttura risente positivamente  dell’antico fasto e bene ha fato la nuova gestione a mantenerla nelle sue linee più importanti. Vi  potrete divertire, in attesa delle portate o degustando un distillato a fine pasto, ammirando la mastodontica affettatrice Berkel che fa mostra di sé in una stanza appositamente dedicata.
E’ piacevole cenare nell’ampio giardino incastonato tra le colline polceverasche godendo di un panorama invidiabile e di una frescura assai apprezzata nei mesi canicolari.

 

 

Il menù è classico e ben curato con un’attenzione totale a quella che è l’interpretazione della tradizione nelle sue differenti stagionalità.
Non ampia ma molto attenta la scelta riguardante la carta dei vini. Grande attenzione, anche in questo caso alle declinazioni e alle etichette genovesi e liguri. Abbiamo scelto un sempre gradevole “Trei Paixi”, invenzione del polceverasco Bruzzone.

Di grandissimo rispetto l’antipasto di Doi Taggien classicamente genovese con tutte le specificità splendidamente sottoposte ai commensali. Non poteva mancare la panissa accompagnata da torte salate realizzate secondo antica ricetta.

 

Imbarazza la scelta dei primi e allora non si può non andare a sperimentare i ravioli, pregevole il ripeno, con “o tocco” realizzato come si conviene. Identico ragionamento per i tradizionali pansoti alla salsa di noci: lieve e senza sfumature eccessive. Omaggio alla Valpolcevera quando si portano in tavola i corzetti nella classica forma di queste parti. La salsa di pinoli e maggiorana è in linea con la collocazione gastrogeografica.

 

Il fritto misto all’italiana che rappresenta il secondo è in punta di leggerezza seppur compiuto in tutte le sue parti essenziali. Come tradizione vuole da queste parti non si lesina sulle porzioni.

 

Si chiude con una Sacripantina abbondantemente rivisitata e alleggerita. Molto estiva e gradevole ai profumi di fragola.

 

Esperienza positiva quella che abbiamo vissuto da Doi Taggien che abbiamo ritrovato , a distanza di anni, in linea con i suoi antichi splendori. Il servizio è molto cortese, il patron “Enrico” è persona di grande passione sempre pronto ad andare incontro al cliente avendo la ristorazione a fior di pelle. Il conto è commisurato in modo molto corretto alla qualità dei cibi e del luogo. Si parcheggia facilmente e si respira aria di Valpolcevera.

 




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