cucina medievale genovese

Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia,  collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . Ultimo è arrivato  “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini.  SALUCCI  SUL WEB

 

 

 




 

La posizione geografica di Genova rappresentò sempre un capestro, oltre che una garanzia per la propria indipendenza. In particolare per quello che riguardava alla fine del 1600 una città in piena evoluzione. Genova per i suoi fabbisogni alimentari necessitava di un continuo conferimento di bestiame da macellare. Il tipo di consumo alimentare era mutato fortemente rispetto al periodo medievale. In sostanza  c’era costante l’afflusso di viaggiatori, pellegrini, rappresentanze di altri stati che dovevano essere soddisfatti con un’offerta alimentare accettabile. Si iniziò ad importare bestiame anche dalla Germania, spesso anche più a Nord. Nacque così, per dare una mano, il contrabbando di bestiame, praticato perlopiù da schiavi nell’ambito della Darsena. Capi di bestiame venivano issati a viva forza, con imbraghi, sulle mura e scaricati all’interno della città. il Governo ed i governatori erano a conoscenza di questo tipo di traffico, al quale reagivano con rassegnazione, non bastando esso stesso a soddisfare il fabbisogno. Intanto le gabelle sul traffico legale di carne continuarono ad aumentare, creando una ferita economica alla quale i protettori della Casa di San Giorgio non sapevano porre rimedio. Intanto, nella Darsena, patria del commercio di schiavi, ci si organizzò e si iniziò, naturalmente con il beneplacito degli aguzzini interessati, addirittura a macellare le bestie. Infine, in questo disordine di posizione, che è tutto genovese, nel nome degli interessi privati, troviamo il padrone che entra in società con lo schiavo, poi la guardia addetta ai varchi che acquista carne di pecora a 32 denari la libbra anzichè ai 42 dei mercati di Soziglia e Canneto. Ovviamente, nulla poterono le grida dei gabellieri contro il brulichio di attività illecite intorno alle mura cittadine: era nato il contrabbando come malavita organizzata.

 

 

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