Se decidete di varcare la soglia di “Casamaticrak” aprite lo spirito, ed il gusto, ad un’ attenzione sensoriale molto alta. Mattia Congia, giovane chef , sta pilotando il suo locale un po’ oltre le Colonne d’ Ercole. Ha intrapreso una scommessa con le abitudini ed il gusto genovese: la barca ha la prua ben direzionata, la navigazione è in mare aperto ma la rotta sembra essere già ben tracciata.
Il locale è estremamente accattivante, a limite del “ruffiano”. Casamaticrak Piace subito con il suo sovrapporsi di geometrie. Il grande divano zona camino, è una pr(e)omessa ad un bere “mixologico” molto avanzato. Dei cocktails parleremo in altra occasione.
Nell’architettura schietta della mise en place, fino a quella degli arredi per giungere  al food design: nulla è lasciato  al caso.
La carta dei vini: corposa, attentamente studiata, a coprire la gamma delle esigenze della clientela. Scelta calibrata in termini di etichette, anche nella diversificazione dei prezzi. Buona selezione di birre artigianali, curata la scelta dell’acqua da tavola e un “pozzo” di scelte in termini di distillati e amari.




Avevamo un debito di presenza con Casa Maticrack e, in questa ottica, ci siamo fatti guidare dall’estro di Mattia Congia e dalle scelte di un’attenta sommelier. Uno Chardonnay al 60% 2015 Maso Thaler affinato in botti d’acacia ci ha accompagnati in questo percorso.
Combinazioni di gusti classici e voglia di stupire nelle prime proposte.
Parliamo di polpette di patate e acciughe dove i gusti si sposano con mestiere abbinate ad un’anguria “nella forma ma non nel gusto”. Abbiamo del melone bianco cotto sottovuoto, marinato nel gin e “mascherato” con del succo di rapa rossa.

 




Ma il menu sciorinato  da Mattia Congia propone un’interessante palamita affumicata dove il top dell’attenzione è dedicato alla cura con cui vengono confezionati i pop corn di nervetti che la supportano.

 

C’è spazio in questa prima proposta di sapori per una crema di zucchine trombetta a fare da ancella ad un’ostrica fritta che è un’esplosione controllata di gusto.
La soffice parata continua con un vitello cotto a bassa temperatura accompagnato da creme di Piccadilly e di aglio fermentato.

 

Incalza una fregola di mare dove le consistenze e i gusti emergono come da un fondo ghiaioso. L’intrecciarsi di polveri colorate rimandano un po’ a quella parte di casa delle alchimie che alberga a Casamaticrak.
Deciso contrasto con una palamita, polenta, limone e melone. Architetture del gusto che sono chiave portante della cucina di Mattia Congia.
Si chiude con un gelato in tre consistenze dove il Mezcal la fa da padrone in abbinata con questo corposo brownies. Quasi un fuoco d’artificio a fare da intermezzo ad un’esperienza sensoriale che sembra ancora in divenire.

 

Quella di Mattia Congia è un’avventura che non ha ancora un finale: ci sono alcuni capitoli scritti e molti appunti sparsi. E proprio lì, si potrebbe nascondere il capolavoro.

 

 

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