SOTTO LO ZUCCHERO LA TORTA…

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La planetaria che è piaciuta al pubblico

Torte da sogno in mostra ed in concorso al Porto Antico di Genova lo scorso fine settimana in occasione della Fiera fantasy e hobby.
Il concorso fantasy cake era suddiviso in 4 categorie Flower ovvero fiori di zucchero, ghiaccia reale, modeling (figure realizzate in pasta di zucchero) e 3D cake ovvero torte scolpite. Mentre le categorie Flower, ghiaccia e modeling vengono realizzate su torte in polistirolo ricoperte in pasta di zucchero la categoria 3D cake è realizzata su torta vera che viene scolpita e poi ricoperta.
Per ogni categoria veniva decretato un vincitore da parte della giuria tecnica formata da professionisti di fama .Oltre al vincitore di categoria c’è anche il vincitore del voto del pubblico che nei giorni della mostra ha affollato gli spazi espositivi. E ad aggiudicarsi il gradimento del pubblico sono state le “Due Marie”: Maria Bisogno e Maria Clavarino che hanno sbaragliato il campo dei concorrenti con una torta davvero particolare.

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Maria Bisogno e Maria Clavarino

Un tandem affiatato che condivide una “dolcissima “esperienza con “Dolci pasticci e dintorni”, autentico punto di riferimento su Facebook per il cake design.
Per Maria Bisogno “Fantasy Cake 2015 rappresenta un piccolo punto di svolta, direi che sono riuscita a trasmettere i valori e le emozioni ch provavo mentre insieme alla mia compagna realizzavamo la torta scolpita in 3D –dice una soddisfatta Maria che aggiunge – Abbiamo realizzato una planetaria con dimensioni reali , la protagonista indiscussa per tutte le persone che amano cucinare: abbiamo reso omaggio alla sua utilità a alla sua bellezza – conclude soddisfatta Maria Bisogno.
Per Maria Clavarino ” Abbiamo voluto rappresentare con la nostra torta è proprio il titolo stesso della torta ovvero che ” il cake design e cake” e che sotto una torta di cake design ci deve essere una buonissima torta. E non esiste solo il Pan di Spagna ma anche degli ottimi impasti che i più non conoscono, ma che invito a provare- avverte la vincitrice che poi ci tiene a dire che – Il cake design vuol dire belle torte decorate e ottime torte, non mattoni di pasta di zucchero. Bastanaturalmente….saperle fare,come ogni cosa.

 

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LA APP CHE SERVE QUANDO C’E’ “BISOGNO”

MAGAZINE DELLE DONE

Andare al ristorante, ma anche il dopo ristorante: a volte ci può essere un momento del bisogno. E anche nella scelta del ristorante stesso, spesso le recensioni su cui basiamo non sono esaustive fino a trattare un argomento molto importante: i bagni, il loro stato di manutenzione, la pulizia. Rendere piacevole una serata a tavola è preoccuparsi anche di questo. Nel servizio viene presentata una app per smarthphone che potrebbe fare al caso vostro nel momento del bisogno…

 

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http://magazinedelledonne.it/news/content/1970382-wc-advisor-la-app-per-il-momento-dei-bisogni

 PESTO POLEMICA “BURROSA”

 

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Davide Oldani

 

La provocazione l’ha lanciata Davide Oldani, uno dei guru della cucina italiana. Ed è una provocazione di quelle forti che arriva dalle pagine del Corriere della Sera “Io nel pesto ci metto il burro”. Lo chef “pop” come ama definirsi giustifica la sua provocazione invocando un sacro testo culinario in suo possesso che rimanderebbe proprio alla tradizione l’uso del burro nella salsa verde genovese. 

Virgilio Pronzati

Virgilio Pronzati

A questa provocazione risponde Virgilio Pronzati, enogastronomo genovese e custode della tradizione del pesto. Interpellato da Zena a Toua, Pronzati non le manda a dire a Oldani ” Il pesto si fa con gli ingredienti classici perchè il burro andrebbe a coprire gli altri sapori determinando un appiattimento del gusto – e poi ancora- Il burro viene utilizzato per altri piatti, e molto, in Lombardia. Da noi lo usiamo per i dolci”. E non fa mancare l’ultima stoccata, Pronzati che ha fatto del pesto e della difesa della sua purezza una ragione di vita culinaria “Ho conosciuto uno chef, un grande chef, che mi diceva di essere stato il primo a condire il riso con il pesto -racconta Pronzati- Gli ho augurato anche di essere l’ultimo”. Burro? No grazie.

 

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La bocciatura arriva anche da Paolo Petroni, segretario dell’Accademia italiana della cucina: vade retro il burro nel pesto alla genovese. E invece Davide Oldani, che pop con locali di tendenza a Milano, insiste “ Il burro nel pesto si può mettere, lo prevede anche la tradizione: resta più cremoso” . Per Petroni le basi del pesto sono quelle tradizionali “Nella zona del Levante genovese è d’uso aggiungere la prescinseua – ricorda l’illustre accademico che poi aggiunge – Arrivare a dire che solo con il burro il pesto diventa cremoso è un totale stravolgimento della ricetta. Cremoso per cremoso-conclude provocando- si potrebbe aggiungere un po’ di pannabasilico”.

Le argomentazioni di Petroni si vanno ad aggiungere a quelle di un guru dell’enogastronomia ligure come Virgilio  Pronzati che, proprio a Zena a Toua, aveva chiarito come “Il burro ha un grado di fusione differente rispetto agli altri ingredienti :  solidifica e finisce per coprire i gusti  gusti- aggiungendo poi- Il burro , o per meglio dire la meno costosa margarina, viene utilizzata dall’industria alimentare per preparare un pesto di larghissimo consumo” .

Virgilio Pronzati
Virgilio Pronzati

C’è chi ,poi, si lascia andare a qualche timida, e parziale, apertura. Secondo Mario Anfossi ,presidente del consorzio di tutela del basilico dop, “Una noce di burro sulla pasta appena scolata la mettono molti in Liguria: rende il pesto più cremoso” anche se poi ammette che il burro non fa parte della ben nota ricetta del pesto genovese.

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Da parte sua Oldani incassa le critiche ma non recede di un passo “Sono convinto che il burro vada messo nel pesto e questo nasce anche da un ragionamento semplice che una noce di burro aiuta a fare la salsina cremosa e non sovrasta il basilico , mentre aglio e pecorino lo fanno “. Ma non si ferma lì lo chef stellato “ Nei libri di cucina la noce di burro nel pesto viene indicata  eccome – replica accalorato-. Da Ada Boni a Carnacina, si parla di burro e chi dice il contrario non legge e ignora la cultura del cibo”.