La tradizione dell'aperitivo a Genova è di solida e lunga durata. Vediamo quali sono i migliori bar dove si servono le migliori miscele e si gustano gli stuzzichini più buoni. FATECI AVERE LE VOSTRE SEGNALAZIONI.

La tradizione dell’aperitivo a Genova è di solida e lunga durata. Vediamo quali sono i migliori bar dove si servono le migliori miscele e si gustano gli stuzzichini più buoni.

 

GIOVANNI GIACCONE BEVE CON SAPIENZA

 

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di Silvia Stefani

 

L’arte di bere con sapienza (Il Nuovo Melangolo, 7 Euro), l’ultima fatica del giornalista/scrittore Giovanni Giaccone. 

<<Un pomeriggio della scorsa estate – racconta Giaccone – con Laura Guglielmi, di mentelocale.it abbiamo deciso di realizzare una serie di servizi sulla storia dei più popolari cocktail bevuti in Italia>>. 

È iniziato così, nel caldissimo luglio 2015 e con la collaborazione video di Hira Grossi, un avvincente tour tra le ricette e i bicchieri dei più famosi drink del mondo e il risultato è un libello da leggere comodamente seduti, ascoltando buona musica e sorseggiando il drink preferito, con qualche appetizer per mitigare il forte grado alcolico. 

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Giovanni Giaccone

<<Sapete perché l’Hemingway si chiama così? Sapete che in realtà si chiama Montgomery e perché? Cosa c’entra il leggendario peso massimo degli anni ’30 Primo Carnera con il cocktail Milano-Torino? E prima ancora di tutto come nasce la parola Cocktail? Questi e altri piccoli misteri sono racchiusi in Cocktailsofia –

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L’arte di bere con sapienza, un piccolo breviario di chi non vuole farsi sfuggire l’essenza di un gesto, l’elitaria e speciale possibilità di sapere a che punto siete della storia del drink che state sorseggiando, la rara possibilità di una consapevolezza storica, che sfugge ai più nel volgare e travolgente appiattimento di apericene e movide varie – dice ancora Giaccone – Bere un cocktail resta ancora un piccolo gesto esclusivo da difendere e la storia dei principali cocktail è un piccolo inizio per innalzarsi dalla massa, pretendendo civiltà: un bicchiere raffreddato a dovere, ingredienti di qualità e appetizer che siano l’appropriato corollario alla degustazione che state per fare. Perché, come dice Federico Sirianni nella post fazione del libro, quando vi avvicinate al banco per ordinare un drink non state semplicemente chiedendo da bere; state diventando parte di una epopea>>.

 

 

APERITIVO AL MUA?..MAH

 

 

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Nei giorni scorsi siamo andati per un aperitivo al Muà, di via San Sebastiano a Genova. E’ un locale molto frequentato e di notevole tendenza, in questo momento, all’ombra della Lanterna. Un segnale in questo senso arriva dal fatto che venga richiesta la prenotazione che è possibile solo fino alle ore 19.

Abbiamo, come di consueto, scelto un Negroni nella vasta offerta di un menù molto variegato. Ci siamo acocmodati al primo piano arredato con gusto minimalista: singolare che ogni tavolo sia servito da tre sedie convenzionali ed un puffo piuttosto scomodo. Il servizio è veloce e cortese, purtroppo non abbiamo potuto scegliere i componenti del nostro Negroni in quanto l’offerta non prevedeva questa opzione che non ci è stata prospettata sulla carta o quantomeno a voce al tavolo. Avremmo gradito “Antica formula” ma abbiamo dovuto optare per quello convenzionale, con Martini, che ,comunque, è stato realizzato con equilibrio. Ottimo nella realizzazione e nella presentazione il cocktail analcolico che era nell’ordinazione

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In buona sostanza l’offerta prevede un’apericena. Un inciso:  usiamo questo termine per convenzione ma apertamente lo detestiamo. Il costo della consumazione è di 10 euro, ci sono anche offerte per drinks di caratura diversa e di prezzo differente. A questo punto si apre la partita del buffet: ne esiste uno anche al secondo piano che, come sala, è sicuramente arredata con minore  attenzione.

Il buffet si compone di: pizze e focacce, ai limiti della sufficienza, di insalata russa, di buona fattura, verdure miste, convenzionali, una cascata di salumi, apprezzabile anche nel gusto.

Discorso a parte per la pasta che abbiamo trovato largamente insufficiente: i sedanini erano poco cotti e il sugo di cozze  non assolutamente all’altezza in quanto poco amalgamato e realizzato con bivalvi dal gusto inerte.

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Le ostriche, a detta della  lunga fila che si era creata al buffet in evidente stridore con l’ensemble piuttosto sostenuto del locale, vengono servite con cadenze piuttosto rarefatte e in numero insufficiente. Sulla qualità eccepiamo per via dell’eccessivo retrogusto amarognolo e la mancanza di un  nitido sapore salmastro.

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Discutibile, e discussa,  anche la proposta del secondo cocktail a 10 euro. La nostra visita non ci ha soddisfatti: una differenziazione dell’offerta a buffet, l’ampliamento del numero dei tavoli  e l’esclusione della pasta con le cozze dal menù potrebbero essere viatico per  un sicuro miglioramento. Di livello più che sufficiente i cocktails per come sono stati realzizati e non per come avremmo voluto. Non raggiunge la sufficienza.

 

LES ROUGES: I COLORI DELLA QUALITA’

 

 

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Nel mare non troppo brillante delle soluzioni per gustare un cocktail di qualità, a Genova, “Les Rouges”, in piazza Campetto si colloca come un cammeo incastonato tra vicoli e il Barchile. Salite  le scale del cinquecentesco  Palazzo Imperiale, che lo ospita,  e al loggiato si apriranno con discrezione  le luci soffuse di questo locale: lanterne per nocchieri del gusto,  vi guideranno alla ricerca di approdi palatali di indubbio spessore.

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Abbiamo visitato “les Rouges” per un cocktail, anche se il locale mette a disposizione una ristretta ma nobile cucina che, tuttavia, non abbiamo affrontato.

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Nella bella sala dai soffitti a volte immensamente affrescate, come solo i nobili palazzi genovesi si permettono di ostentare, l’atmosfera è piacevolmente rarefatta. Un rilievo: troppo legno nell’arredo, curato certo, ma che stona un po’ con la scenografica incombenza murale.

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Come primo approccio ci siamo voluti misurare con un “Le Rouge” dalle effervescenze spumeggianti tendenti all’amaro. Campari, uno spettacolare sciroppo di vin brulè, e poi pompelmo  e spumante servito in modo lineare screvro di orpelli.

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L’accompagnamento è curato ancorchè minimale e lo vedete in foto. Un inciso di merito per il tortino dalla morbida consistenza e dal gusto vellutato.

 

IMG_8194Fans dell’apericena, che poi è una mensa aziendale spacciata per tendenza, vade retro: qui non troverete facili approdi.

Il servizio è cortese ma un po’ ingessato e qualche problema nel poter gestire la carta di credito: particolari a latere che vanno riferiti in sede di esposizione critica, ma che non incidono sulla grande bellezza della proposta. Se poi nella lista trovi proposto un “Sottoripa Margarita”, sai già che devi tornare a salire quelle ampie scale.

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