Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, è sposato e padre di due figli. E’ cultore di storia, e collabora con diverse riviste e periodici . E’ inoltre apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Ha pubblicato “Taccuino su Genova” (2016) e “Madre di Dio”(2017).SALUCCI SUL WEB

 

 

 

 




 

Il medico veronese Bartolomeo Peschetti era un amante di Genova ed un frequentatore delle tavole dei nobili della città, di notabili, mercatores, armatori, banchieri del posto. Di conseguenza, nel 1602, nel suo testo “Del conservar la sanità e del vivere de’ Genovesi” parla del tonno assaggiato in loco, scrivendo che “tra i più nobili e saporiti pesci viene reputato il tonno, massime giovane e mangiato l’Autunno: migliore di tutte le sue parti è il ventre o vogliamo dire la pancia sotto l’ombelico”.
Inoltre, fra Medioevo e Rinascimento il tonno a Genova veniva venduto esclusivamente nelle botteghe dei formaggiai ed era mantenuto tramite salatura. La provenienza dei migliori tonni era l’area spagnola e quella portoghese e giungeva in porto dalla rotta di Cadice e da quella di Marsiglia. Dalla Sicilia i barili a giungere nella ripa maris erano a centinaia (solo nell’anno 1537 ne giunsero ben 2732).
Insomma, questi pesci, non solo tonni, detti “pesci salsi” erano particolarmente apprezzati dall’aristocrazia cittadina. Mosciamme, boittarga, caviale, storione, aringhe erano apprezzatissimi da famiglie come i De Mari, i Di Negro, i Centurione, i Giustiniani ed i Doria. Tonno a Genova nella storia della città, quindi.
Infine, In atti del notaro Antonio Pastorino del 1506 troviamo diversi crediti nei confronti di formaggiai genovesi da parte dei nobili Ansaldo Grimaldi e Bartolomeo Negrone per partite di tonnina magra e grassa.