Metti che un pomeriggio assolato di luglio a De Ferrari incontri “el mas grande ” enogastronomo argentino che parla con un accento genovese che è memoria ma anche frequentazione di chi, quella piazza, l’ha lasciata nel 1992.
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“La mia famiglia, io stesso anche prima di raggiungere Baires, vivevamo nei temi del cibo per differenti ragioni professionali- inizia Pietro Sorba di San Fruttuoso trapiantato nella Pampa – Nel 1992 feci la scelta di cambiare aria e vita. Ma non volevo fare una scelta estrema: scelsi Baires dove ero già stato più volte per lavoro.



 

E da lì inizia l’avventura che ti porterà a scrivere 13 libri dedicati proprio al cibo argentino ” Ebbi la fortuna di iniziare la professione con un trafiletto che poi divenne un quarto di pagina e via così fino ad avere un’intera pagina di critica gastronomica pasando tra differenti  ed importanti testate: l’avventura era iniziata.”
sorba tortialla alla spagnola
Un’avventura che ad un certo punto diventa anche televisiva ” Esatto. Nel 2000 un importante gruppo italiano manifestò l’intenzione di aprire un canale tematico sul cibo e venni contattato per questo. Doveva essere una sorta di partnership con una componente argentino che, però, fu l’unica a rimanere quando, un po’ a sorpresa, il gruppo italiano si defilò dall’affare. La parte argentina mi esortò a continuare e nacque l’avventura di “El gourmet”:canale tematico dedicato al cibo diffuso in tutta l’America  centromeridionale. Era il momento giusto, ne troppo tardi ne troppo presto e il momento durò quattro anni – ricorda Pietro Sorba- quando poi decisi di lasciare perchè io sono uno che si stufa spesso…



 

Da lì poi l’avventura delle guide gastronomiche “Si, presentai questa idea ad un importante editore partendo dal presupposto che sul mercato argentino non esisteva una pubblicazione che descrivesse e parlasse della cucina tradizionale argentina: può apparire strano ma era così. E da lì uan serie di fortunate edizioni compresa l’ultima, edizione 2015, “Recetas de bodegones” – sintetizza soddisfatto il nostro monumentale amico mentr apprende quasi in diretta che le prime 10.000 copie sono state “bruciate”
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In Italia per seguire la cucina emiliana, Pietro Sorba non ha mancato di trascorrere alcuni giorni a Genova tra affetti e ricordi “Una città che si consuma – è il suo laconico commento sul luogo dove pure torna ogni anno anche perchè all’ombra della Lanterna ha un altro affetto, condiviso: la Sampdoria.


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“Pensa che quando sono a Baires, seguo le partite della Samp sui principali canali, come ad esempio ESPN, ed è un tifare continuo sotto forma di una valanga di tweet che, ormai, sono diventati il tormentone per i commentatori che spesso li citano in diretta”.
E sulla Samp anche un aneddoto “Si, ogni volta che ho una presentazione pubblica, vuoi foto ufficiale o partecipazione ad una trasmissione televisiva in Argentina, mi presento invariabilemnte con la mia pashmima blucerchiata che magari alcuni, non troppi, lodano senza sapere di che cosa si tratti e che cosa rappresentino quei colori: la mia Samp”.
 SORBA COPERTINA
Eppure i genovesi, i Liguri hanno lasciato segni consistenti nella cucina argentina con la loro presenza “vero- annuisce Sorba – ma è una presenza antica, di modi e di materie antiche – e poi dice convinto – Guarda io definisco la cucina genoves e ligure in argentina il giardino jurassico delal cucina ligure e genovese. Perchè? Lo spiego: le ricette si sono fermate a centoi anni fa: c’è chi fa il pesto con il prezzemolo  e via discorrendo”.
La focaccia almeno? ” A Baires tu trovi – si infervora il nostro – “U fugassin” che è un misto  di tre focacce: quella tradizionale, ma alta, quella con le cipolle e la focaccia al formaggio…”
A fine agosto Baires ospiterà la “Settimana della cucina italiana” con degustazioni, menù a prezzo particolare e molte inziaitive collaterali con presentazioni e discussioni . ” E magari un po’ di pesce che lascia sempre perplessi i gaughos carnivori- chiosa Sorba.
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Game over, il tempo di vergarci una dedica su una delle sue guide così popolari oltreoceano e Pietro Sorba sparisce tra i camminamenti di una De Ferrari che non sembra Baires anche se, come dice il poeta, “Il tango è un pensiero triste che balla” e qui di tristezza ne respiriamo un po’.