Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, è sposato e padre di due figli. E’ cultore di storia, e collabora con diverse riviste e periodici . E’ inoltre apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Ha pubblicato “Taccuino su Genova” (2016) e “Madre di Dio”(2017).SALUCCI SUL WEB
La zona di Terranova in Canada venne scoperta dai portoghesi alla fine del XVI secolo. Gli stessi elaborarono una tecnica rapida e produttiva per sventrare il pesce e salarlo. In questo modo ne  mantenevano  intatte le caratteristiche. A Genova, questo pesce salato, fu denominato baccalà, mentre quello seccato viene denominato stoccafisso.
La fortuna di questo tipo di alimento fu dovuta a diverse variabili verificatesi storicamente nei secoli a seguire. L’urbanesimo, l’allontanamento dalle valli contadine verso le citta’, rese necessario un approvvigionamento sempre piu’ massiccio di beni alimentari. Tuttavia, questo accadeva proprio nel momento in cui le pestilenze affliggevano il continente europeo.
La morte degli addetti alla pastorizia ed all’allevamento, oltre all’abbandono volontario delle campagne, causarono una crisi alimentare che porto’ ad incentivare il consumo di merluzzo atlantico. I due protagonisti del continente nel commercio di questo prezioso alimento, furono Genova e Le Havre, in Normandia.
Ancora una volta, i genovesi trassero dalla loro abilita’ di “rubare” segreti, l’abilita’ nella cucina del prodotto. Il merluzzo veniva dorato in padella ed unito con pinoli e frutta secca, secondo usanze tratte dalla Cina. Ma veniva anche bollito con legumi e cipolle. Naturalmente, in ambedue i casi, condito con olio mosto ligure. Insomma, Lo stoccafisso sale ben presto sul podio della cucina tradizionale genovese e ligure.
Inoltre, fino a qualche decennio fa, era normale trovare conservato in vasche di marmo presso negozi di alimentari del centro storico genovese, stoccafisso vivo: il ragno. Questo appellativo deriva dalla ditta norvegese che commercializzava lo stock: “Ragnar”.