QUEL GRAN FISICO DI GOVI

A ben vedere , nei romanzi di Alberto Podestà, la cucina, quella tradizionale, trova sempre una sua collocazione nel background narrativo.Accade anche in occasione dell’opera seconda di questo interessantissimo, e genovesissimo, autore. Era stato così con “Il mistero della Tavola Bronzea, la questione si ripete con “Quel fisico di Govi”, fatica letteraria che di recente ha trovato i suoi tipi e che attende di essere…divorata.

COPERTINA GOVI

Nel suo nuovo libro, Quel fisico di Govi,  Alberto Podestà non tralascia di parlare di buona cucina e prodotti tipici genovesi.

Si passa dalla locanda della Nina, affollata di camalli che prendono d’assalto jatte di minestrone o sbira, alla storica Trattoria della Raibetta con un menù decisamente più raffinato. – Carpaccio di polpo, come antipasto, seguito da pansoti di preboggion con salsa di noci, un filetto di tonno al vermentino e rosmarino. 

Ma la vera parte del leone, in questo racconto, la fanno i dolci e le antiche rivendite: gli amaretti di Cavo, la pasticceria secca di Romanengo, il Caffè Mangini e dulcis in fundo la “panera” dei Buonafede. 

La Panera è un semifreddo al caffè tipico della città di Genova. Il suo nome è la contrazione in lingua genovese di panna nera, in riferimento al mutamento di colore del principale ingrediente, dovuto all’aggiunta della polvere di caffè.

 alberto-podestà

La vicenda narra di un equivoco causato dall’omonimia di Gilberto Govi con un suo avo. Uno zio scienziato, cattedratico, un fisico e pure senatore dell’allora Regno d’Italia. Ambientato in una Genova del 1914, una città in forte espansione ricca di fermenti pronta a celebrare l’oramai imminente Esposizione Universale.

Una caccia al tesoro nel tessuto cittadino alla ricerca di un fantomatico fisico. Secondo il canone della commedia degli equivoci si risolverà nel migliore dei modi, riservando un finale a sorpresa con la scoperta di un altro personaggio storico dell’epoca.

Quel fisico di Govi. Alberto Podestà – De Ferrari Edizioni pp.80 costo copertina 10 €. Prefazione Prof. Franco Bampi.

 

 LA CIVILTA’ DELLA FORCHETTA

“La civiltà della forchetta” è il titolo di una delle più fortunate produzioni del professor Giovanni Rebora ma è diventato anche quello del blog curato dal grande critico enogastronomo Sergio Rossi e dedicato proprio all’insigne studioso sampierdarenese. All’interno del blog,curatissimo, anche la pagina che rimanda poi all’archivio del professor Rebora. Ve lo vogliamo presentare

 

civilta

 

Giovanni Rebora (Genova nel 193, Genova 2007) è stato professore di Storia economica e di Storia agraria medievale e direttore del dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università di Genova.

Durante la sua lunga carriera ha collaborato con alcuni fra gli storici più importanti del XX secolo (Fernand Braudel). Ha condotto studi e ricerche sulla storia dell’alimentazione e scritto importanti pubblicazioni come La cucina medievale italiana tra Oriente e Occidente (Genova 1992), Colombo a tavola (Savona 1992), La civiltà della forchetta (Roma-Bari 1998) e La cucina dei papi Della Rovere (Savona 2003). È stato presidente del Conservatorio delle Cucine Mediterranee e ha studiato in profondità la storia della cucina mediterranea, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo enogastronomico.
È riconosciuto come uno dei massimi studiosi di storia dell’alimentazione in Europa.Questo insieme di volumi, tesi di laurea, documenti, studi, ricerche e articoli sulla storia economica e sulla storia dell’alimentazione, proviene dallo studio del professor Giovanni Rebora.

http://www.civiltaforchetta.it/archivio

 

UN E-BOOK TARGATO BELLONI

E RICETTE DA FAMIGGIA BAMPI

 

bampi

 

È nato così, un po’ per sfida e un po’ per caso, questo ricettario della famiglia Bampi, una raccolta delle ricette davvero eseguite nella quotidianità delle cose di casa. Con un po’ di pudore, perché il ricettario di casa è una cosa intima, i Bampi, moglie e marito, hanno acconsentito a renderle pubbliche nell’ottica di rendere due servizi: uno, per chi si vuole cimentare tra 296 ricette; e l’altro per chi gradisce gustare un po’ di genovese, curato nella forma e nelle parole. “Io mangio così. – afferma Franco Bampi – Nel tradurre le ricette in genovese ho ritrovato tutti i gusti di casa, le consistenze dei cibi, le forme delle portate”. Un volume non solo da biblioteca ma da tenere a portata di mano in cucina. E se pöi te vêgne fàmme? Nessun problema: mettete mano a una ricetta e… bon appetito!

La versione genovese delle ricette è scritta in grafîa ofiçiâ, elaborata dall’Académia ligùstica do Brénno proprio per consentire di scrivere come si parla e di leggere come si deve.

LA CUCINA IN TEMPO DI GUERRA

 

famiglia

Nel 1942 Lunella de Seta scrisse questo preziosissimo libro di consigli, espedienti e ricette per le donne Italiane che durante la guerra cercavano di mettere insieme i pasti quotidiani. Qui spiegava come risparmiare e sfruttare al meglio i pochi ingredienti reperibili, senza trascurare il decoro e il buon tono della tavola.

Dalle sue pagine escono allora 346 ricette gustosissime e sorprendenti, che danno a tutti lezioni di cucina, gusto, inventiva e sobrietà:

minestre – zuppe e farinate – carni- antipasti, contorni e insalate – pesci – piatti vari – legumi- ortaggi e verdure – uova – dolci – frutta cotta, al forno, giulebbata, bevande e caffè autarchico..

I miracoli della fantasia e della buona volontà nella cucina “del poco e del senza”.
Ma queste ricette saporite, sane, dietetiche ed economiche non sono perfette anche oggi?

 

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PODESTA’:MISTERI E CASTAGNE

copertina

Un detective è sempre un detective, anche se la sua indagine si svolge cento anni prima della nascita di Cristo. Flavio Trivio , funzionario incaricato dal Senato , si muove tra l’Urbe,la Valpolcevera ( da qui la Tavola Bronzea) e il Genovesato. Di mezzo c’è un diario riletto dove i protagonisti di quelle antiche pagine prendono corpo ai giorni nostri attraverso la lettura in una stanca domenica mattina. E così , quella che in partenza può apparire una banale inchiesta su questioni di ordine pubblico, si rivela qualcosa di più. Questo è quanto basta per capire su quali fili conduttori si muove “Il mistero della Tavola Bronzea”, romanzo d’esordio di Alberto Podestà, genovese, designer, art director, vice presidente del Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto, oggi al suo romanzo d’esordio. Un romanzo che è un diario e in tutti i diari, anche in quello di Flavio Trivio, non mancano gli accenni culinari….

castagne

 

Mi sono lasciato alle spalle quella giornata ricca di scoperte,pur senza un filo conduttore utile alle mie indagini e piena di emozioni,per quel dardo ancora e forse irreversibilmente piantato nel cuore e mentre rientravo nel borgo,per alloggiarmi alla locanda i miei sensi olfattivi sono stati attratti da sapori davvero invitanti.
La dieta gastronomica di questi posti è un incrocio di varie culture. Anche se piuttosto vicino al mare, come in gran parte della Liguria,il pesce marino ,non è molto consumato se si fa eccezione per le acciughe. Le zuppe sono alla base della nutrizione locale. La loro varietà è notevole,alle volte sono a base di ortiche,altre di cicoria,di borragine,di farro e abbondanti quelle alle erbe naturali.La polta è,a differenza di quella romana che prevede l’uso di farro e fave, fatta con farina bianca mischiata a farina di castagne.Anche il garum ha un sapore particolare. Qui viene preparato con acciughe o novellame, quando è stagione. Un altro prodotto tipico sono gli insaccati, quali i salami. Quella sera alla locanda servivano porco nero cotto allo spiedo,una specialità della valle.Il porco nero è una specie autoctona derivata dall’incrocio tra il maiale e il cinghiale selvatico. Quando mi sedetti affamato e stanco mi arrivò la portata. Era arricchita di castagne lesse caramellate, il tutto innaffiato da un’eccellente vino bianco locale.
A seguire formaggio di capra e miele di acacia. Infine frutta di stagione, uva e frutti di bosco.
Tanto per intenderci questa non era la cena tipo di tutti. La stragrande parte della popolazione si concedeva di più sul prandium e alla sera il pasto era frugale. Ma nella locanda,frequentata perlopiù da forestieri, la cena diventava quasi un convivio.La minestra che ho gradito di più è stata quella di castagne, tanto che mi sono fatto dare la ricetta dalla cuoca della locanda, in modo che, una volta tornato a Roma potessi farmela preparare dal mio servitore.
RICETTA PER LA MINESTRA DI CASTAGNE.
Si prendano delle castagne fresche sbucciate e si cuociano in abbondante acqua con sale e finocchio selvatico.
Dopo la bollitura prolungata, si tolga la seconda pellicina e si pestino bene nel mortaio.
Si rimetta la purea di castagne in un brodo di carne, aggiungendo ancora finocchio e portare tutto a ebollizione.
Versare il composto ottenuto sopra a fette di pane arrostito, salando a dovere.”