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di FLAVIO SCALPELLO

“Il Natale quando arriva arriva” diceva qualcuno e, quando arriva nel mio paesello nei dintorni di Lecce, lo  vivo, ne sono immerso.
Lasciatemi passare questa licenza poetica, perché in fondo, qui si parla di poesia, cos’è il cibo se non questo?
Dicevo infatti che il Natale lo sento e lo sento in tutta la casa, e, come me, lo sentiranno sicuramente tutti i salentini che svegliandosi di primo mattino, da quando sono bimbi, si imbattono in quel suono celestiale tipico di questo periodo: lo sfrigolio dell’olio caldo in padella e nell’inebriante profumo di fritto.
Io ad esempio, appena mi sveglio, corro in cucina, e trovo mia madre con un sacchetto di plastica bianca in testa(come se bastasse a tutelare i capelli dal fritto), apro il coperchio della padella, e guardo l’olio fritto che sfrigola, e che crea al suo interno delle piccole polpette di bontà: le cosiddette “Pittule”, è un suono quello dell’olio, è musica, un canto di Natale.

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Da bambino poi ne andavo matto, e ne mangiavo di tutti i tipi: classiche, al baccalà, alla pizzaiola, ed ogni volta che la mamma le preparava,(se lei potesse, friggerebbe anche le sedie del tavolo)dovevo costantemente recitare una poesia che la zia di un’amica di famiglia mi aveva insegnato: questa signora, si chiamava “zia Memè”, ed ora non c’è, ma forse c’è ancora. La zia Memè era una bella signora, con gli occhiali grandi ed i capelli corti, era una brava maestra di scuola elementare, con un bel sorriso. Un giorno mentre mi trovavo a casa sua per farle gli auguri di Natale, mi offrì una pittula calda calda, mi prese la mano, e mi chiese: “ ma tu, lo sai che cosa sono le “pittule”? Ed io risposi “no”, e ,lei mi disse, “ti insegno una poesia,e tutte le volte che ascolterai quel suono provenire dalla padella, e mangerai una “pittula”calda, saprai cosa stai mangiando”!
A me poi , che la poesia  piaceva tanto, e mi piace ancora, non poteva fare regalo più grande per Natale, e, penso, che non sia stato nemmeno un regalo momentaneo, passeggero, di quelli che scarti , usi per un periodo e poi lo butti via perché sei stanco. No, questa poesia la porto con me sempre, e tutti gli anni, per Natale, ogni volta che mangio una pittula, la scarto dalla mia voce, la ricordo nella mia mente, e la dono recitandola a chi è assieme a me.
E’ questa la forza della poesia, è questa la forza delle melodie, questa la forza del profumo del cibo: si insinua dentro noi, e non ci lascia mai.
Insomma Grazie ancora zia Memè.

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-LE PITTULE-
Le pittule cce ssuntu me sai dire?
Nnu picca te farina a mienzu all’ueju!
Ma, lu Natale nu se po sentire
se mancane le Pittule, lu megghiu!
Le pittule la sira te Natale le frice mama
e iou me le mangiu,
su belle caute e nnu te fannu male,
puru se quarchetuna te brucia an piettu…
Le pittule a Natale su de casa,
pe li signuri e pe li parieddrhi,
le iti tutte caute intra nna spasa,
le mangiane li ecchi e li carusi.
La vuei nna pittulicchia Mamminieddrhu?
Auru nu tegnu, santu frusculieddrhu!

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-PITTULE ALLA PIZZAIOLA-

Ingredienti:
1KG DI FARINA00
1 PATATA LESSA E SCHIACCIATA
1 LIEVITO DI BIRRA
1 CUCCHIAIO DI SALE
UN PIZZICO DI ZUCCHERO
ACQUA TIEPIDA Q.B. (Per un impasto morbido ed elastico)
Ricetta:
Dopo aver impastato il tutto, lasciare lievitare per 2 ore, poi unire all’impasto un soffritto di: olio, cipolle, pomodori gialli a pezzi, capperi ed olive nere denocciolate e sminuzzate.
Salare e lasciare raffreddare.
Fare lievitare tutto per un’ altra ora.
Friggere in olio d’oliva extravergine ad alta temperatura, fino a doratura ,aiutandosi con un cucchiaio bagnato .
Appena fritte, lasciarle riposare qualche minuto su un foglio di carta assorbente e…
Buon appetito!