Quando bevete un cocktail, vi siete mai chiesti cosa e perché lo state bevendo?”

A questa domanda ha cercato di dare una risposta Giovanni Giaccone, grazie alla sua ultima fatica letteraria alcolica presentata  nella suntuosa cornice di “Cavo Ristorante” in vico Falamonica, nel pieno centro del centro storico genovese. A fare da filo conduttore della serata il Mai Tai, cocktail guida delle sapienti elecubrazioni di un Giaccone istrionico nelle risposte alla seducente, e brava, Hira Grossi che lo ha intervistato.

 

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Cocktail e canzoni, canzoni da cocktail per la presentazione ufficiale de “L’arte di bere d’estate.  Da qui  l’idea di accostare alle parole anche la musica e i testi di alcune canzoni in tema, sapientemente offerte in sala dalla voce di Francesca Pongiluppi e dalle note del maestro Alberto Luppi Musso.

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ove il termine che chiude il capoverso, si riferisce alle contemplazioni estatiche di spiriti e di distillati sapientemente raccontati nel primo volumetto,  nota lietissima per l’editrice il Melangolo,per i cui tipi “Cocktailsofia” è entrato nelle sapienze alcoliche dei molti che se ne sono voluti approvviggionare.

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Adesso è tempo di seconda fatica per l’eclettico Giaccone che, sempre per il Melangolo, ha dato alle stampe questo secondo volume in tema: “L’arte di bere d’estate”.
Anche in questo caso si tratta di un volumetto agile e godibile ma dedicato ai cocktails estivi. Sono quelli che presupporrebbero una Malibù di circostanza con cannuccia d’ordinanza, ma che potete bere anche  su una spiaggia della genovesissima Sturla.

 

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Se con “Cocktailsofia”,      (CLICCA QUI)   Giovanni Giaccone aveva affrontato il tema, le ricette e le storie dei cosiddetti classici del modo di vivere “drinking”, in “L’arte di bere d’estate”, il nostro “maitre a boire”, sviluppa i colori, i sapori e gli umori di cocktails sicuramente più complessi messi in scena da barman, anzi da bartender come Giaccone sottolinea non senza puntigliosa precisione, per proporre nuovi modi di bere e ,quindi, anche di vivere.





 

 

Dalla filosofia e dalle storie affascinanti, spesso di guerra, che sottendono i grandi classici di Cocktailsofia alle carrellate multicolori, e multisapori, dei protagonisti della non facile arte del “bere d’estate”, dove il gusto e i gradi alcolici gettano uno sguardo interessato ai gradi di altra appartenenza.

 

COCKTAILSOFIA

Così le storie del Mai Tai, complessa costruzione monumentale di colori e striati giochi di rum dai diversi cromatismi e dalle diverse vite. “Il migliore”, come ne racconta la storia, intrigata ed intrigante Giovanni Giaccone che poi spazia tra zuccheri e lamponi, tra miscele caribene e vite di pirati.





 

 

Un volumetto tutto da scoprire, da bere ad un fiato si potrebbe  dire senza troppa fantasia. Se non fosse poi  che il tempo è l’aroma immateriale del cocktail e bere è un’arte, soprattutto d’estate.

 

MAI TAI



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