cucina medievale genovese

Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia,  collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) . Ultimo è arrivato  “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini.  SALUCCI  SUL WEB

 

 




In una foto degli anni 90 il Palazzo del Sale di Sampierdarena. Spesso ci chiediamo perché, quando si parla di tasse elevate, le si definisce “salate”. Così la pensavano anche i cittadini della Repubblica di Genova, che venivano costretti dai governanti ad acquistare coattivamente una certa quantità di sale ogni anno. Una specie di prestito forzoso sottoscritto dal cittadino in base al reddito. L’importo versato veniva segnato sul “cartolario del debito pubblico” che serviva poi per pagare gli interessi su queste somme versate. Proprio per pagare questi interessi era continuamente necessario inventare nuove imposte, come appunto quella sul sale di fronte ad un debito pubblico che cresceva in maniera esponenziale. Solo nella prima metà del Trecento per finanziare la guerra contro Venezia , la Repubblica aveva raggiunto un debito di un milione e 300 mila. Per avere un’idea, si tenga presente che all’epoca un marinaio guadagnava cinquanta lire all’anno. Per finanziare queste operazioni belliche, di media gli artigiani del tempo si trovarono a dover versare intorno alle 50 lire all’anno e certe famiglie nobili arrivarono a 3000 lire l’anno. Furono ovviamente le classi più basse a subire maggiormente l’incalzare di gabelle e tasse come quella del sale. In questo scenario abbiamo la nascita delle “compere”: organizzazioni di creditori che infine si sostituirono allo Stato stesso nella gestione di queste enormi cifre e , detratte le spese a fine anno, si dividevano gli interessi. Quelle poche volte in cui avanzò qualcosa, il danaro finì nelle casse della Repubblica. Questo sistema fu la forza ma anche la debolezza di tutti i governi del periodo, perché chi godeva maggiormente di tutti questi interessi voleva alla fine che questo sistema si protraesse il più a lungo possibile.

 




 

 

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